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Tartufo,la stagione parte lenta



Gabriele Mignardi per Appennino Food Group su "il Resto del Carlino

 

Prezzi abbordabili e quantità modesta. Chi si aspettava, dopo le piogge estive, un’abbondanza di tartufo, ad inizio della stagione deve già ricredersi. «Il prodotto c’è, ed è di buona qualità» esordisce Luigi Dattilo, presidente di Appennino Food, reduce dalla presentazione del tartufo di Valsamoggia che si è tenuta pochi giorni fa a Milano, sulla terrazza di Rinascente, sullo sfondo del Duomo. La più importante azienda di commercio e trasformazione del Tuber magnatum Pico nel capoluogo lombardo era affiancata dall’assessore Federica Govoni e dalla presidente della Pro Loco di Savigno Roberta Angiolini. I prezzi d’inizio stagione sono vicini a quelli dello scorso anno: si va dai mille euro il chilogrammo per la pezzatura più piccola e poi a salire fino ai 2500 euro per gli esemplari più belli e profumati.

Quotazione sempre di tutto rispetto, che si traduce nella classica‘grattata’da10 grammi sulla tagliatella che vale da sola una ventina di euro. Due anni fa lo stesso prezioso condimento costava almeno il doppio Nel paesino dell’alta Valsamoggia domenica mattina è in programma una camminata poetico mangereccia con merenda finale a base di funghi e tartufi. I ristoranti e le trattorie della zona sono già pronti a servire i classici piatti a base di tartufo , dalle tagliatelle alle uova, i pasticci di patate e le carni.

«Siamo partiti lentamente ma da alcuni giorni si vedono “palle” molto belle, dal profumo intenso, tutte provenienti dal nostro territorio. Per domenica siamo già quasi al completo», conferma Guido Mongiorgi, della bottega del Macellaio.

E se ristoratori e commercianti si preparano ad una campagna promettente, più agitate sono le acque fra i tartufai: ««la stagione di raccolta del tartufo pregiato è appena iniziata e abbiamo assistito ad un depredamento del prodotto legalizzato», attacca Lino Costi, portavoce del Crater (coordinamento regionale della associazioni tartufai Emilia Romagna) puntando direttamente alla politica regionale del settore: «Nella consulta regionale per la valorizzazione e tutela del tartufo abbiamo esposto agli amministratori le nostre problematiche, ma dalla Regione non sono arrivata risposte», dicono i rappresentanti degli oltre 15mila tartufai preoccupati prima di tutto per un programma di pulizia delle golene del Reno che mettono a rischio pioppeti e ampie zone naturali a vocazione tartufigena.

 

Grazie a Gabriele Mignardi per l’articolo

 

 

 





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